il manifesto di bande a sud 2016
Il suono condiviso
Se fossero disposte una dietro l’altra, il nostro sguardo si perderebbe lungo la carovana di bande che in questi cinque anni hanno partecipato a Bande a Sud. A Trepuzzi, e in tutte le città che hanno condiviso il nostro sogno, hanno sfilato le divise colorate e stravaganti degli artisti celebri e dei giovani nomadi, provenienti dalle geografie più diverse. Li abbiamo visti e ascoltati lungo le strade, in mezzo alla gente, sulla Cassarmonica illuminata, sul palco amplificato. Ci hanno portato in dono il loro modo di vedere la musica, di stare insieme; ci hanno insegnato che spesso, più ancora della maestria a suonare lo strumento, è importante lo spirito con cui lo si fa, l’anima che si riesce a soffiar dentro. Ci hanno dimostrato che la musica può ancora mantenere viva la sua antica vocazione alla magia e allo stupore, quella che abbatte ogni tipo di barriera generazionale e tutti insieme unisce nella danza. E la banda, raffinatissima arte popolare, sa come si fa. Ci è sembrato naturale, per questo quinto anno di manifestazioni, porre l’accento sulla valenza sociale della banda: in fondo ogni banda è, prima di tutto, un esperimento esteso di comunità, a partire dall’organizzazione interna dei musicisti che la compongono, fino agli obiettivi ultimi del loro operare: donare il suono a tutti. Certo, sono tanti i modi di intendere il senso della socialità, e nel nostro programma ne potrete gustare di ogni tipo: dalla pura convivialità, festosa e tradizionale, passando per le antiche tradizioni gitane ospitate nel nostro territorio, fino alla musica di protesta delle culture urbane e periferiche, stile ormai diffuso e consolidato. Ma anche la costruzione di un’opera lirica è un esperimento sociale, che fonde idee, professionalità, generi diversi, e che giunge a compimento solo col dialogo continuo e con l’adattamento reciproco: delle voci con gli strumenti, del teatro con la musica, della scena col paesaggio.

Poi c’è il senso di appartenenza di un paese, che da cinque anni ospita gli artisti e il pubblico – sempre più numeroso e appassionato – che li viene a sentire. La gente di Trepuzzi, in prossimità dell’estate, ci chiede chi sarà l’ospite d’onore, quali bande chiameremo, dove disporremo il palco, quanti giorni durerà il festival. E poi ci raccontano come hanno vissuto le passate edizioni, ci confidano qual è quella che, a loro modo di vedere, ha maggiormente lasciato il segno; e ancora, quale street band li ha colpiti di più, e se abbiamo intenzione di invitarli anche quest’anno. E’ un modo molto discreto di manifestare interesse e gratitudine, di farci sapere che loro c’erano e che ci saranno anche quest’anno. Qualcuno chiede di poter avere il programma con un certo anticipo, o almeno di conoscere il periodo preciso dei concerti, per organizzare le vacanze fuori senza perdersene neanche uno. Gli rispondiamo che, giorno più giorno meno, si comincia sempre attorno all’inizio di agosto, per culminare con i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta: non ci si può sbagliare. Il festival, proprio come la Festa Patronale, comincia ad avere i suoi riti e le sue ricorrenze: il 6 agosto, giorno delle Bande di Strada, che quest’anno si prolungherà anche nelle due giornate successive; le incursioni bandistiche a Casalabate e il concerto di sera, in riva al mare; il 13 agosto, giornata dedicata al repertorio sacro, prevalentemente mariano, con il coro, i solisti e l’immancabile orchestra di fiati. Ecco che il festival, nato per riflettere su una tradizione antica, per metterla in scena e attualizzarla, diviene esso stesso, a poco a poco, tradizione. Sono sicuro che il nostro caro Marcello Taurino anche quest’anno ne sarebbe andato fiero, e che mi avrebbe confidato le sue impressioni, le sue preferenze, le sue perplessità. Lo avrebbe fatto solo dopo il 16 agosto però, a sipario chiuso, perché in questi giorni lavorava sodo, senza risparmiarsi, per la sua comunità.

Gioacchino Palma
Direttore artistico "Bande a sud"

il manifesto di bande a sud 2015
La banda e la strada
“Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore”

Fabrizio De André, Il suonatore Jones

Di corsa, con poche prove, sotto il sole cocente delle estati del Sud, le nostre bande andavano di paese in paese a presentare la loro visione della musica, che poi qualche volta era anche visione del mondo, considerato la passione e il tempo che le dedicavano. Facevano altri lavori i musicanti, certo, ma era la banda che forniva loro gli spazi della creatività, dell’espressione, della condivisione . Sempre in mezzo alla gente che, stupita, guardava il suono, ne vedeva i colori da vicino prima ancora che ascoltarlo, sentendoselo addosso come il vestito della festa.
Si può contemporaneamente diffondere la musica sinfonica e divertire i bambini? Riparare le scarpe e suonare Tristano di Wagner? Esprimersi prevalentemente in dialetto ma aver compreso tutti i segreti del crescendo di Rossini e della melodia di Bellini? La storia di cui ci siamo innamorati ci racconta proprio questo. Ci racconta di uomini fieri e sorridenti, che conoscevano la fatica ma che sapevano farla scomparire leggendo l’emozione negli occhi delle persone che li seguivano per le strade del paese.
In fondo c’è una linea comune che lega le pratiche delle bande del passato a quelle recenti, che su ritmi zoppi e virtuosismi acuti rinnovano il piacere della scoperta, della partecipazione a un rito che come pochi altri annulla le distanze tra celebrante e devoto. E poi il corpo, questo corpo che deve muoversi, deve danzare, primo sintomo di una comprensione che va al di là del puro piacere intellettuale, che pure rivendica la sua necessaria presenza. E poi ancora la terra che vibra di suoni, questo legame indissolubile tra la strada e la musica, che risuona tra le case, che richiama, che modifica costantemente forma e diffusione del suono, attraverso un continuo adattamento al paesaggio.

La banda dialoga con tutti, acconciando il linguaggio musicale - colto o popolare che sia, non importa - in modo tale che da tutti sia goduto, senza pretese elitarie o egemoniche. Non finisce mai di stupire la magica trasformazione del paese, che attraverso i suoni diventa un circo diffuso, dove tutti sono allo stesso tempo protagonisti e spettatori. Ci chiede solo stargli accanto, la banda, e così faremo, convinti più che mai che questo sia solo l’inizio del percorso.



Gioacchino Palma
Direttore artistico
"Bande a sud"

il calendario di bande a sud - dal 3 al 16 agosto 2013
La banda non è mai sola
L'incontro è il tema della terza edizione del festival Bande a Sud. Inizialmente avevamo pensato a definizioni come "ibridazione", "contaminazione stilistica", "meticciato culturale"; alla fine abbiamo preferito "incontro" perché è più semplice e rende meglio il senso del nostro progetto. In un momento storico in cui le difficoltà economiche e sociali tendono a irrigidire la difesa delle nostre certezze, delle nostre posizioni, a moltiplicare le resistenze nei confronti del vicino come del lontano, visti come coloro che ci possono "togliere" qualcosa, abbiamo pensato a quanta ricchezza - al contrario - può derivarci dall'apertura al diverso da noi. A condizione però che si tratti di vera apertura, senza false retoriche né dichiarazioni di intenti disattese.

Lo abbiamo fatto alla nostra maniera consueta, attraverso la musica, che qualche volta può indicare la strada.

Ed ecco che un progetto, un'idea musicale, può forse essere metafora di un messaggio più universale, un messaggio che si nutre del piacere di condividere, di emozionarsi insieme agli altri, di comprendere il valore della solidarietà.

Con questo spirito Vinicio Capossela ha voluto incontrare e intrecciare il suo percorso con la Banda della Posta di Calitri, un fantastico gruppo di musicanti irpini che nasce e si sviluppa attorno alla celebrazione di un altro incontro: il matrimonio. E' un progetto che sta crescendo, che sulla sua strada ha trovato altri mondi poetici – come quello di Enza Pagliara e del coro Regina Paza – e che non è mai pago di storie da raccontare, di riti antichi e moderni da celebrare assieme agli altri.

Con questo spirito la Fanfara di Tirana e i Transglobal Underground, due mondi antitetici miracolosamente armonizzati, hanno condiviso e riletto l'antico rito albanese del Kabà, mescolandolo col reggae, con l'elettronica, con i suoni di altre etnie, con i virtuosismi emotivi di Redi Hasa e Admir Shkurtaj, in un progetto che viene presentato in prima mondiale a Bande a Sud.
E ancora, la mistica popolare delle Faraualla, che accoglie le più diverse tradizioni musicali dalla posizione privilegiata della nostra terra di frontiera, usando le voci come veri e propri strumenti per esorcizzare il male.
Infine, l'incontro dei Radiodervish con la Banda di Sannicandro di Bari, che genera un canto sospeso tra Oriente e Occidente. I Bandervish si immergono nella nostra tradizione delle processioni, delle marce, della devozione, e ce la ridonano con sorprendente spirito visionario.

Il programma del nostro Festival quest'anno è molto ambizioso, ne siamo consapevoli: abbiamo l'ambizione di chi scommette sulla capacità della propria comunità di ospitare degnamente alcuni grandi artisti, la cui originalità viene riconosciuta dal mondo intero; abbiamo l'ambizione di chi è convinto che la sua comunità sia pronta a comprendere l'importanza di un progetto culturale di vasta portata, complesso, in crescita, nutrito dalla passione e dalla competenza di chi ci lavora.
"La banda non è mai sola" abbiamo pensato, ed è vero: mai lo è stata, mai lo sarà.


Il Direttore artistico
Gioacchino Palma
il calendario di bande a sud - dal 3 al 16 agosto 2013
La banda, il popolo, il teatro
La musica in piazza, all'aperto, dedicata a chiunque ne voglia godere in comunità: queste le intenzioni del nostro festival, giunto appena alla sua seconda edizione ma articolato nel corso dell'anno in maniera tale da rappresentare una presenza costante, una continua esortazione culturale. Il popolo ama la banda, perché la banda è il popolo. In passato, attraverso la banda, la gente della nostra terra ha potuto rivendicare la partecipazione ad una cultura lontana e dedicata ad altri: fu una vera rivoluzione, combattuta con l'arma più efficace, capace di far comprendere a chiunque avesse lo spirito giusto per farlo l'importanza della conoscenza e l'educazione alla bellezza. La banda, costituita da gente del popolo, si era letteralmente appropriata della tradizione musicale colta, e l'aveva condivisa con tutti. Un arricchimento enorme dunque, se consideriamo che la cultura popolare era già autonomamente depositaria di incalcolabili patrimoni artistici e culturali. Bande a Sud dedicherà alla cultura popolare una porzione rilevante della sua programmazione estiva – Enzo Avitabile e i Bottari, la Kočani Orkestar, le bande di strada - nella convinzione che, nella contemporaneità, le parti si sono invertite: non è più utopia, per il popolo, ascoltare e conoscere la musica colta; al contrario, è l'universo colto che guarda con sempre maggiore attenzione e consapevolezza a quello popolare, comprendendone le enormi potenzialità espressive.

Una seconda linea di interesse per questa edizione è la relazione tra banda e teatro. La cassarmonica è il palcoscenico ideale di uno spettacolo che, consapevolmente o meno, ha sempre avuto nei suoi geni la vocazione alla rappresentazione teatrale, come pure allo spirito circense e dissacratorio. Il mondo reale della banda è pieno di storie di vita vissuta e di aneddoti che della commedia hanno sempre avuto il profumo. Le policrome e danzanti street band, la presenza del più celebre gruppo italiano di teatro-banda, l'omaggio a Giuseppe Verdi nel bicentenario dalla nascita, sono alcuni esempi dell'attenzione che il nostro festival dedicherà a questa stretta affinità.

Infine sarà possibile, in queste giornate, approfondire il racconto della banda e dei personaggi che ne hanno fatto la storia. Proporremo due incontri dedicati a due straordinari protagonisti della tradizione bandistica salentina - Nino Farì e Nino Ippolito - attraverso le testimonianze di chi li ha conosciuti e vissuti da vicino.

Bande a Sud si avvia dunque con decisione a proseguire sul percorso che lo ha fondato: la valorizzazione di un mondo che ci appartiene, che chiede a gran voce di essere raccontato e che desidera sperimentare nuove forme di espressione.


Il Direttore artistico
Gioacchino Palma